Intervista a Pellegrino Favuzzi

1) Quando ha scelto di iscriversi alla Scuola Galileiana di Studi Superiori, quali aspettative e finalità aveva? Al termine del suo percorso di Studi, ritiene soddisfatte le suddette finalità ed aspettative?

La scelta di partecipare al concorso indetto dalla Scuola Galileiana matura nell’estate del 2004, a pochi giorni dall’esame di stato. Volevo intraprendere gli studi storici e filosofici e cercavo un contesto favorevole che assicurasse alcune minime condizioni materiali ma soprattutto un clima intellettualmente stimolante. Desideravo inoltre cimentarmi con la preparazione delle prove d’ingresso: avrei potuto sostenere un corso universitario con obblighi didattici particolarmente esigenti? Le mie aspettative, che si erano formate in riferimento alle altre scuole di eccellenza italiane perché la Scuola inaugurava allora il suo primo ciclo, sono state del tutto soddisfatte, naturalmente in modi talvolta imprevisti rispetto a quelli che uno studente appena uscito dal liceo scientifico si sarebbe potuto immaginare.

2) Cos'è, a suo avviso, lo "spirito" intrinseco che permea le attività della Scuola Galileiana di Studi Superiori?

Il dibattito sullo “spirito” della Scuola Galileiana ha coinvolto ed accompagnato, fin dai suoi primi passi, i suoi allievi ed i suoi docenti, e già questa, in fondo, è una sua prima caratteristica: la partecipazione responsabile di ogni elemento della “comunità galileiana” alla definizione della sua identità didattica e culturale, in un clima che ha favorito lo sviluppo spontaneo delle sue energie più attive e creatrici. D’altra parte, lo “spirito galileiano” può forse esser colto simbolicamente guardando alla stessa figura di Galileo Galilei, scienziato, letterato, umanista. Lo specialismo scientifico si è infatti affermato nello spazio internazionale della ricerca e la Scuola Galileiana, nella pluralità dei suoi indirizzi disciplinari, si è orientata cercando di integrare ed approfondire il percorso curricolare dei suoi allievi, ma anche di promuovere uno spirito di apertura al colloquio e di curiosità intellettuale, con l’obiettivo di formare specialisti e professionisti capaci di contaminare la propria attività, all’occorrenza, con sollecitazioni provenienti dalle più differenti discipline.

3) A livello personale, cosa le ha dato in più la Scuola Galileiana di Studi Superiori?

La vita in collegio e lo stretto contatto con gli altri allievi ed i docenti sono state le esperienze personali più significative. I vicini di stanza diventano presto compagni di studi ed amici, ci si aiuta a vicenda e si condividono le prime esperienze in una città che, il più delle volte, non è la propria. I benefici di cui godono gli allievi possono inoltre offrire l’occasione per un avviamento all’indipendenza personale ed un esercizio di autonomia. La permanenza in collegio non ha del resto impedito di vivere nella città insieme a tutti gli altri studenti e sono convinto che sarebbe riduttivo formare studiosi e professionisti senza un’immersione con la propria realtà.

4) A livello professionale, invece? Ritiene che la Scuola Galileiana di Studi Superiori abbia contribuito al miglioramento delle sue competenze?

Credo che l’insieme degli insegnamenti impartiti e delle esperienze vissute durante il percorso di studi galileiano abbia contribuito, nel complesso, a rendere la mia preparazione rigorosa e poliedrica, integrando la formazione di alto livello ricevuta nel corso di laurea ed in facoltà. Più in generale, sarebbe riduttivo misurare in modo soltanto quantitativo l’impatto della formazione galileiana. La Scuola gioca ad esempio un ruolo cruciale per i suoi allievi anche grazie al sostegno alla loro propensione all’internazionalizzazione (ricordo che la maggiorparte degli alumni galileiani risiede e lavora all’estero); al rapporto personale e quotidiano tra studenti, docenti e tutori, che formano una vera e propria comunità di studio e di lavoro; al suo crescente interessamento per gli aspetti più professionalizzanti della sua formazione.

5Cosa può spingere uno studente delle Scuole Superiori ad un lavoro duro e impegnativo, ma carico di soddisfazioni?

E’ difficile generalizzare, perché ognuno è mosso da una legittima pluralità di inclinazioni, desideri, motivazioni, soprattutto nella delicata fase di passaggio dalla scuola superiore all’università o al lavoro. Al fondo, credo, dovrebbero esser presenti una vocazione allo studio e all’approfondimento, certo ancora in fase di sviluppo ma necessaria ad intraprendere un percorso impegnativo come quello proposto dalla Scuola Galileiana, ed un interesse orientato alla ricerca, nelle sue differenti declinazioni, oppure ai settori ad elevata qualificazione del mondo del lavoro. Credo che l’esperienza galileiana sarebbe un’opportunità per chi desiderasse sviluppare la propria personalità in un contesto nuovo, stimolante, intenso, dove si auspica si possa formare una generazione di studiosi e professionisti consapevoli della responsabilità culturale, sociale e civile della propria attività.

6) Attualmente, di cosa si occupa? E' soddisfatto della sua attuale occupazione?

Sono attualmente dottorando di ricerca in Storia della filosofia e, grazie ad un accordo di co-tutela, svolgo i miei studi presso l’Università di Padova e la Humboldt Universität di Berlino. Si tratta per il momento di proseguire il percorso iniziato sette anni fa e di concludere con l’anno prossimo gli studi dottorali. Al lavoro di ricerca affianco un impegno, insieme ad altri colleghi ex-allievi galileiani, per la neonata Associazione Alumni della Scuola Galileiana di Studi Superiori. Non volevamo andasse disperso il patrimonio di contatti, competenze ed esperienze maturato nel nostro percorso di studi, e desideravamo tener vivo e far rivivere quello “spirito galileiano” anche al termine della nostra permanenza nella Scuola, collaborando con l’Ateneo e la Scuola stessa, con le altre realtà vicine alla nostra, per organizzare diverse iniziative scientifiche, culturali, e di raccordo con il mondo del lavoro.

7) Un consiglio per i giovanissimi di oggi, la formazione di eccellenza può essere la chiave per superare un momento cosi particolare nella congiuntura mondiale?

Nelle fasi di crisi economica e di disorientamento culturale il primo “bene rifugio” è la formazione, a maggior ragione se declinata in percorsi vivaci e fecondi come quello offerto dalla Scuola Galileiana. L’appello a investire nell’elaborazione di nuova conoscenza e nello sviluppo del capitale umano rimane sempre attuale, soprattutto per i soggetti protagonisti di questi processi di trasformazione, i giovani e gli studenti. Il consiglio è dunque di scommettere e investire sulle proprie capacità, senza aver timore di rischiare o di mettersi alla prova con percorsi ad alto livello e selezioni impegnative. Chi si avvicina all’università, però, dovrebbe anche armarsi della consapevolezza che, pur essendo la formazione un bene preziosissimo, oggigiorno studiare è condizione necessaria ma non sufficiente a chi si avvia al mondo del lavoro e alla vita autonoma, e sarebbe bene cercare di integrare la propria preparazione anche interagendo con il mondo circostante.

Intervista a Pellegrino Favuzzi

1) Quando ha scelto di iscriversi alla Scuola Galileiana di Studi Superiori, quali aspettative e finalità aveva? Al termine del suo percorso di Studi, ritiene soddisfatte le suddette finalità ed aspettative?

La scelta di partecipare al concorso indetto dalla Scuola Galileiana matura nell’estate del 2004, a pochi giorni dall’esame di stato. Volevo intraprendere gli studi storici e filosofici e cercavo un contesto favorevole che assicurasse alcune minime condizioni materiali ma soprattutto un clima intellettualmente stimolante. Desideravo inoltre cimentarmi con la preparazione delle prove d’ingresso: avrei potuto sostenere un corso universitario con obblighi didattici particolarmente esigenti? Le mie aspettative, che si erano formate in riferimento alle altre scuole di eccellenza italiane perché la Scuola inaugurava allora il suo primo ciclo, sono state del tutto soddisfatte, naturalmente in modi talvolta imprevisti rispetto a quelli che uno studente appena uscito dal liceo scientifico si sarebbe potuto immaginare.

2) Cos'è, a suo avviso, lo "spirito" intrinseco che permea le attività della Scuola Galileiana di Studi Superiori?

Il dibattito sullo “spirito” della Scuola Galileiana ha coinvolto ed accompagnato, fin dai suoi primi passi, i suoi allievi ed i suoi docenti, e già questa, in fondo, è una sua prima caratteristica: la partecipazione responsabile di ogni elemento della “comunità galileiana” alla definizione della sua identità didattica e culturale, in un clima che ha favorito lo sviluppo spontaneo delle sue energie più attive e creatrici. D’altra parte, lo “spirito galileiano” può forse esser colto simbolicamente guardando alla stessa figura di Galileo Galilei, scienziato, letterato, umanista. Lo specialismo scientifico si è infatti affermato nello spazio internazionale della ricerca e la Scuola Galileiana, nella pluralità dei suoi indirizzi disciplinari, si è orientata cercando di integrare ed approfondire il percorso curricolare dei suoi allievi, ma anche di promuovere uno spirito di apertura al colloquio e di curiosità intellettuale, con l’obiettivo di formare specialisti e professionisti capaci di contaminare la propria attività, all’occorrenza, con sollecitazioni provenienti dalle più differenti discipline.

3) A livello personale, cosa le ha dato in più la Scuola Galileiana di Studi Superiori?

La vita in collegio e lo stretto contatto con gli altri allievi ed i docenti sono state le esperienze personali più significative. I vicini di stanza diventano presto compagni di studi ed amici, ci si aiuta a vicenda e si condividono le prime esperienze in una città che, il più delle volte, non è la propria. I benefici di cui godono gli allievi possono inoltre offrire l’occasione per un avviamento all’indipendenza personale ed un esercizio di autonomia. La permanenza in collegio non ha del resto impedito di vivere nella città insieme a tutti gli altri studenti e sono convinto che sarebbe riduttivo formare studiosi e professionisti senza un’immersione con la propria realtà.

4) A livello professionale, invece? Ritiene che la Scuola Galileiana di Studi Superiori abbia contribuito al miglioramento delle sue competenze?

Credo che l’insieme degli insegnamenti impartiti e delle esperienze vissute durante il percorso di studi galileiano abbia contribuito, nel complesso, a rendere la mia preparazione rigorosa e poliedrica, integrando la formazione di alto livello ricevuta nel corso di laurea ed in facoltà. Più in generale, sarebbe riduttivo misurare in modo soltanto quantitativo l’impatto della formazione galileiana. La Scuola gioca ad esempio un ruolo cruciale per i suoi allievi anche grazie al sostegno alla loro propensione all’internazionalizzazione (ricordo che la maggiorparte degli alumni galileiani risiede e lavora all’estero); al rapporto personale e quotidiano tra studenti, docenti e tutori, che formano una vera e propria comunità di studio e di lavoro; al suo crescente interessamento per gli aspetti più professionalizzanti della sua formazione.

5Cosa può spingere uno studente delle Scuole Superiori ad un lavoro duro e impegnativo, ma carico di soddisfazioni?

E’ difficile generalizzare, perché ognuno è mosso da una legittima pluralità di inclinazioni, desideri, motivazioni, soprattutto nella delicata fase di passaggio dalla scuola superiore all’università o al lavoro. Al fondo, credo, dovrebbero esser presenti una vocazione allo studio e all’approfondimento, certo ancora in fase di sviluppo ma necessaria ad intraprendere un percorso impegnativo come quello proposto dalla Scuola Galileiana, ed un interesse orientato alla ricerca, nelle sue differenti declinazioni, oppure ai settori ad elevata qualificazione del mondo del lavoro. Credo che l’esperienza galileiana sarebbe un’opportunità per chi desiderasse sviluppare la propria personalità in un contesto nuovo, stimolante, intenso, dove si auspica si possa formare una generazione di studiosi e professionisti consapevoli della responsabilità culturale, sociale e civile della propria attività.

6) Attualmente, di cosa si occupa? E' soddisfatto della sua attuale occupazione?

Sono attualmente dottorando di ricerca in Storia della filosofia e, grazie ad un accordo di co-tutela, svolgo i miei studi presso l’Università di Padova e la Humboldt Universität di Berlino. Si tratta per il momento di proseguire il percorso iniziato sette anni fa e di concludere con l’anno prossimo gli studi dottorali. Al lavoro di ricerca affianco un impegno, insieme ad altri colleghi ex-allievi galileiani, per la neonata Associazione Alumni della Scuola Galileiana di Studi Superiori. Non volevamo andasse disperso il patrimonio di contatti, competenze ed esperienze maturato nel nostro percorso di studi, e desideravamo tener vivo e far rivivere quello “spirito galileiano” anche al termine della nostra permanenza nella Scuola, collaborando con l’Ateneo e la Scuola stessa, con le altre realtà vicine alla nostra, per organizzare diverse iniziative scientifiche, culturali, e di raccordo con il mondo del lavoro.

7) Un consiglio per i giovanissimi di oggi, la formazione di eccellenza può essere la chiave per superare un momento cosi particolare nella congiuntura mondiale?

Nelle fasi di crisi economica e di disorientamento culturale il primo “bene rifugio” è la formazione, a maggior ragione se declinata in percorsi vivaci e fecondi come quello offerto dalla Scuola Galileiana. L’appello a investire nell’elaborazione di nuova conoscenza e nello sviluppo del capitale umano rimane sempre attuale, soprattutto per i soggetti protagonisti di questi processi di trasformazione, i giovani e gli studenti. Il consiglio è dunque di scommettere e investire sulle proprie capacità, senza aver timore di rischiare o di mettersi alla prova con percorsi ad alto livello e selezioni impegnative. Chi si avvicina all’università, però, dovrebbe anche armarsi della consapevolezza che, pur essendo la formazione un bene preziosissimo, oggigiorno studiare è condizione necessaria ma non sufficiente a chi si avvia al mondo del lavoro e alla vita autonoma, e sarebbe bene cercare di integrare la propria preparazione anche interagendo con il mondo circostante.