Intervista ad Andrea Splendiani

1) Quando ha scelto di iscriversi alla Scuola Galileiana di Studi Superiori, quali aspettative aveva? Al termine del suo percorso di Studi, ritiene soddisfatte le suddette aspettative?

È complicato parlare di aspettative nel momento di passaggio dal liceo all’università. Per la maggior parte, i cinque anni che mi aspettavano erano una grande incognita e sarebbe stato difficile immaginare anche solo una frazione di quello che avrebbero avuto in serbo. Sicuramente speravo che la Scuola potesse contribuire a rendere la transizione meno drastica e l’esperienza più intensa. Quello che è successo in realtà è andato oltre ogni ragionevole aspettativa: per cinque anni sono stato parte di un gruppo di persone con uno sguardo sulla vita e interessi simili ai miei, con cui ho potuto condividere i dolori e le gioie dell’Università; sono stato messo nelle migliori condizioni per dare il meglio di me stesso; sono stato quotidianamente sottoposto a stimoli di crescita personale. La Scuola, a mio avviso, ha un impatto sulla vita molto difficile da prevedere, persino da immaginare. Ma è un impatto incredibilmente positivo, qualcosa a cui nessuno degli ex-allievi vorrebbe mai rinunciare.

2) A livello personale, cosa le ha dato in più la Scuola Galileiana di Studi Superiori?

Il fattore che più incide nello stile di vita e nelle esperienze personali di uno studente della Scuola è il risiedere in collegio. Per quanto il primo impatto con i lunghi corridoi del Morgagni possa a volte essere traumatico, bastano pochi giorni per imparare a sentirsi a casa. Le camere, le cucine, il giardino, tutti gli spazi comuni diventano in poco tempo l’ambientazione di un film in cui ci si sente protagonisti, dove per cinque anni si incrociano e si danno vicendevolmente spazio tutte le emozioni di un ventenne.

Le amicizie che si creano in collegio si rafforzano progressivamente grazie alla condivisione della quotidianità e durano nel tempo, ben oltre la fine dell’Università; se dovessi scegliere una cosa sola fra quelle che la Scuola mi ha dato, sceglierei sicuramente le persone che ho conosciuto ed i rapporti che con esse ho instaurato.                                                     

3) A livello professionale, invece? Ritiene che la Scuola Galileiana di Studi Superiori abbia contribuito al miglioramento delle sue competenze?

La scuola contribuisce alla formazione dei suoi allievi attraverso diverse modalità: corsi interni, seminari, tutor, contributi per l’acquisto di materiale didattico, sponsorizzazioni di viaggi all’estero. L’insieme di questi elementi gioca un ruolo molto importante nell’assicurare che gli studenti siano messi nelle migliori condizioni di apprendimento: i corsi interni offrono degli approfondimenti specifici su argomenti non trattati all’interno del corso di laurea, i seminari permettono di mantenere un ampio sguardo sul mondo, gli incentivi per la mobilità danno la possibilità di immergersi in un contesto internazionale. Ciò nonostante, sarebbe sbagliato ridurre il contributo della Scuola a quanto appena elencato; in realtà, un ulteriore, importante fattore nella crescita professionale degli studenti è rappresentato dall’interazione con gli altri galileiani. Molto spesso basta confrontarsi con i propri colleghi, che studiano nella stanza accanto, per avere un chiarimento o la risposta ad un dubbio sulla lezione del giorno prima; il risultato è un metodo di studio efficiente, collaborativo, che sprona e facilita nel raggiungimento di una preparazione di eccellenza.

4Quali sono le motivazioni che spingono uno studente delle Scuole Superiori a partecipare al concorso per entrare nella Scuola Galileiana di Studi Superiori?

Ero venuto a contatto con la realtà delle Scuole Superiori negli anni del liceo, partecipando alle Olimpiadi della Matematica. In quel contesto, parlando con diversi allievi della Scuola Normale Superiore, mi ero convinto che un’istruzione di eccellenza mi avrebbe potuto fornire non solo la possibilità di ottenere una sostanziale indipendenza economica già dal primo anno di Università, ma anche un’irripetibile opportunità di stimolo intellettuale. La scelta specifica per la Scuola Galileiana di Studi Superiori è stata dettata da una combinazione di due fattori: il prestigio dell’Università di Padova ed il fatto che la Scuola Galileiana fosse una realtà nuova, dinamica, in evoluzione.

In generale, credo che esista una motivazione diversa per ognuno: alcuni possono cercare nella Scuola la possibilità di mettersi alla prova, altri una forma di emancipazione dalla famiglia, altri ancora una formazione approfondita. Quello che penso sia il “fil rouge” dietro ad ogni storia individuale è la volontà di fare dei cinque anni di Università qualcosa di più del semplice “passo successivo” nella propria istruzione.                                                                                                                                  

5) Attualmente, di cosa si occupa? Èsoddisfatto della sua attuale occupazione?

Attualmente lavoro come Business Analyst in una società di consulenza manageriale. Il mio lavoro consiste nel supportare le aziende nostre clienti in decisioni critiche per il loro sviluppo futuro, mantenendo sempre uno sguardo sul mondo, che abbracci tanto gli aspetti economici quanto quelli umani e sociali.

Quando mi sono iscritto al corso di laurea in Fisica non mi aspettavo un futuro del genere: la mia idea, come quella di molti miei colleghi, era di continuare con la ricerca e far carriera accademica. La consapevolezza di desiderare qualcosa di diverso è maturata col tempo, anche grazie alla varietà di stimoli che la Scuola ha saputo darmi. Oggi sono sicuramente soddisfatto della mia scelta: questo lavoro risponde alla mia esigenza di mettermi alla prova, come uomo e come professionista, a trecentosessanta gradi, non solo da un punto di vista puramente intellettivo, ma anche emotivo, relazionale, sociale.

6) Un consiglio per i giovanissimi di oggi: la formazione di eccellenza può essere la chiave per superare un momento cosi particolare nella congiuntura mondiale? 

Certamente sì. In un mondo in cui l’istruzione universitaria è sempre più diffusa e la concorrenza per l’accesso ai posti di lavoro sempre più agguerrita e su scala sempre più globale, la formazione d’eccellenza può senz’altro essere discriminante. Chi intraprende una formazione di questo tipo dimostra di essere responsabile, di potersi porre e di poter raggiungere obiettivi ambiziosi e di non essere spaventato dal riconoscere e superare continuamente i propri limiti. L’ingresso nel mondo del lavoro di persone che hanno così sviluppato uno sguardo più ampio e consapevole su di sé e su ciò che le circonda e acquisito maggiori competenze intellettuali ed umane può altresì rappresentare un elemento di stimolo per una generale valorizzazione dell’eccellenza in tutte le sue forme.  

 

 

 

 

 

Intervista ad Andrea Splendiani

1) Quando ha scelto di iscriversi alla Scuola Galileiana di Studi Superiori, quali aspettative aveva? Al termine del suo percorso di Studi, ritiene soddisfatte le suddette aspettative?

È complicato parlare di aspettative nel momento di passaggio dal liceo all’università. Per la maggior parte, i cinque anni che mi aspettavano erano una grande incognita e sarebbe stato difficile immaginare anche solo una frazione di quello che avrebbero avuto in serbo. Sicuramente speravo che la Scuola potesse contribuire a rendere la transizione meno drastica e l’esperienza più intensa. Quello che è successo in realtà è andato oltre ogni ragionevole aspettativa: per cinque anni sono stato parte di un gruppo di persone con uno sguardo sulla vita e interessi simili ai miei, con cui ho potuto condividere i dolori e le gioie dell’Università; sono stato messo nelle migliori condizioni per dare il meglio di me stesso; sono stato quotidianamente sottoposto a stimoli di crescita personale. La Scuola, a mio avviso, ha un impatto sulla vita molto difficile da prevedere, persino da immaginare. Ma è un impatto incredibilmente positivo, qualcosa a cui nessuno degli ex-allievi vorrebbe mai rinunciare.

2) A livello personale, cosa le ha dato in più la Scuola Galileiana di Studi Superiori?

Il fattore che più incide nello stile di vita e nelle esperienze personali di uno studente della Scuola è il risiedere in collegio. Per quanto il primo impatto con i lunghi corridoi del Morgagni possa a volte essere traumatico, bastano pochi giorni per imparare a sentirsi a casa. Le camere, le cucine, il giardino, tutti gli spazi comuni diventano in poco tempo l’ambientazione di un film in cui ci si sente protagonisti, dove per cinque anni si incrociano e si danno vicendevolmente spazio tutte le emozioni di un ventenne.

Le amicizie che si creano in collegio si rafforzano progressivamente grazie alla condivisione della quotidianità e durano nel tempo, ben oltre la fine dell’Università; se dovessi scegliere una cosa sola fra quelle che la Scuola mi ha dato, sceglierei sicuramente le persone che ho conosciuto ed i rapporti che con esse ho instaurato.                                                     

3) A livello professionale, invece? Ritiene che la Scuola Galileiana di Studi Superiori abbia contribuito al miglioramento delle sue competenze?

La scuola contribuisce alla formazione dei suoi allievi attraverso diverse modalità: corsi interni, seminari, tutor, contributi per l’acquisto di materiale didattico, sponsorizzazioni di viaggi all’estero. L’insieme di questi elementi gioca un ruolo molto importante nell’assicurare che gli studenti siano messi nelle migliori condizioni di apprendimento: i corsi interni offrono degli approfondimenti specifici su argomenti non trattati all’interno del corso di laurea, i seminari permettono di mantenere un ampio sguardo sul mondo, gli incentivi per la mobilità danno la possibilità di immergersi in un contesto internazionale. Ciò nonostante, sarebbe sbagliato ridurre il contributo della Scuola a quanto appena elencato; in realtà, un ulteriore, importante fattore nella crescita professionale degli studenti è rappresentato dall’interazione con gli altri galileiani. Molto spesso basta confrontarsi con i propri colleghi, che studiano nella stanza accanto, per avere un chiarimento o la risposta ad un dubbio sulla lezione del giorno prima; il risultato è un metodo di studio efficiente, collaborativo, che sprona e facilita nel raggiungimento di una preparazione di eccellenza.

4Quali sono le motivazioni che spingono uno studente delle Scuole Superiori a partecipare al concorso per entrare nella Scuola Galileiana di Studi Superiori?

Ero venuto a contatto con la realtà delle Scuole Superiori negli anni del liceo, partecipando alle Olimpiadi della Matematica. In quel contesto, parlando con diversi allievi della Scuola Normale Superiore, mi ero convinto che un’istruzione di eccellenza mi avrebbe potuto fornire non solo la possibilità di ottenere una sostanziale indipendenza economica già dal primo anno di Università, ma anche un’irripetibile opportunità di stimolo intellettuale. La scelta specifica per la Scuola Galileiana di Studi Superiori è stata dettata da una combinazione di due fattori: il prestigio dell’Università di Padova ed il fatto che la Scuola Galileiana fosse una realtà nuova, dinamica, in evoluzione.

In generale, credo che esista una motivazione diversa per ognuno: alcuni possono cercare nella Scuola la possibilità di mettersi alla prova, altri una forma di emancipazione dalla famiglia, altri ancora una formazione approfondita. Quello che penso sia il “fil rouge” dietro ad ogni storia individuale è la volontà di fare dei cinque anni di Università qualcosa di più del semplice “passo successivo” nella propria istruzione.                                                                                                                                  

5) Attualmente, di cosa si occupa? Èsoddisfatto della sua attuale occupazione?

Attualmente lavoro come Business Analyst in una società di consulenza manageriale. Il mio lavoro consiste nel supportare le aziende nostre clienti in decisioni critiche per il loro sviluppo futuro, mantenendo sempre uno sguardo sul mondo, che abbracci tanto gli aspetti economici quanto quelli umani e sociali.

Quando mi sono iscritto al corso di laurea in Fisica non mi aspettavo un futuro del genere: la mia idea, come quella di molti miei colleghi, era di continuare con la ricerca e far carriera accademica. La consapevolezza di desiderare qualcosa di diverso è maturata col tempo, anche grazie alla varietà di stimoli che la Scuola ha saputo darmi. Oggi sono sicuramente soddisfatto della mia scelta: questo lavoro risponde alla mia esigenza di mettermi alla prova, come uomo e come professionista, a trecentosessanta gradi, non solo da un punto di vista puramente intellettivo, ma anche emotivo, relazionale, sociale.

6) Un consiglio per i giovanissimi di oggi: la formazione di eccellenza può essere la chiave per superare un momento cosi particolare nella congiuntura mondiale? 

Certamente sì. In un mondo in cui l’istruzione universitaria è sempre più diffusa e la concorrenza per l’accesso ai posti di lavoro sempre più agguerrita e su scala sempre più globale, la formazione d’eccellenza può senz’altro essere discriminante. Chi intraprende una formazione di questo tipo dimostra di essere responsabile, di potersi porre e di poter raggiungere obiettivi ambiziosi e di non essere spaventato dal riconoscere e superare continuamente i propri limiti. L’ingresso nel mondo del lavoro di persone che hanno così sviluppato uno sguardo più ampio e consapevole su di sé e su ciò che le circonda e acquisito maggiori competenze intellettuali ed umane può altresì rappresentare un elemento di stimolo per una generale valorizzazione dell’eccellenza in tutte le sue forme.